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Libri L’uomo venuto da Narbona
L’uomo venuto da Narbona

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Scritto dopo un soggiorno di qualche mese in Spagna nel 1974, grazie a un sussidio offertogli dal governo spagnolo onde raccogliere materiale e ambientazione “per un libro sull’Inquisizione”, e durante il quale Stryjkowski fu anche a Las Palmas, nelle Canarie, dove trovò gli atti ingialliti di un processo agli eretici, L’uomo venuto da Narbona si colloca all’interno di quell’inquietante quadro di adesioni al comunismo seguite da più o meno puntuali abiure che è la letteratura polacca del dopoguerra, anche se la sua ottica ebraica gli conferisce uno spessore e una complessità di significati che lo distinguono da quelle più specifiche anatomie paraboliche dello stalinismo e del fanatismo di massa che sono rispettivamente Le tenebre ricoprono la terra (1957) di Jerzy Andrzejewski, e Messa per la città di Arras (1971) di Andrzej Szczypiorski. Che il tema dell’intolleranza venga trattato da scrittori un tempo più o meno profondamente coinvolti (lo stesso Stryjkowski fu comunista acceso e uscì dal partito solo nel ’66, per protesta contro il processo a Kołakowski) è solo traslato tardivo di analoghe delusioni più a est, di cui Il bagno di Majakovskij, con la sua funerea amarezza, è forse l’esemplificazione più drammatica. Il fatto poi che per molti di questi scrittori (e ai già citati si potrebbe qui aggiungere il Miłosz de La mente prigioniera e il Watt de Il mio secolo) il totalitarismo finisca prima o poi per identificarsi con la categoria metafisica del male, riconferma il fondo di mistico irrazionalismo dell’esperienza comunista, mentre il ricorso alla tematica dell’Inquisizione ne sottolinea, se mai ce ne fosse bisogno, l’appartenenza a categorie laiche dell’area culturale europea. Anche se la fragilità caratteriale di fronte alle allettanti sirene della forza non è nel ’900 privilegio esclusivo degli intellettuali dell’est, resta il fatto che, in Polonia, furono ben pochi gli scrittori che nel dopoguerra seppero trarre profitto dal trovarsi situati in un punto di osservazione tragicamente privilegiato, pochi seppero (e veramente vollero) decifrare subito segni e dati già inequivocabili dello stalinismo.

 

Julian Stryjkowski  (Pesach Stark) nasce a Stryj, in Galizia, nel 1905. Frequenta l’Università di Lwow (Leopoli), dove si laurea nel 1932 con una tesi sulla donna-criminale nella letteratura romantica. Da studente scrive i primi versi in ebraico poiché simpatizzava con il movimento sionista. Poi passa al polacco, lingua che userà in tutte le opere successive. A Lwow pubblica sulla stampa locale critiche letterarie e teatrali. Contemporaneamente insegna al liceo di Płock e aderisce al Partito Comunista dell’Ucraina Occidentale. Per la sua attività in questa organizzazione illegale viene incarcerato per oltre un anno. Si trasferisce a Varsavia nel 1937 e lavora come libraio e come traduttore (sua è la traduzione in polacco di Morte a credito di Céline). Durante la guerra è in Unione Sovietica dove lavora in varie redazioni comuniste di lingua polacca. Dal ‘46 al ‘49 lavora all’Agenzia di stampa polacca a Katowice nella Slesia, ed è poi inviato dalla stessa Agenzia a Roma, come corrispondente. Nel 1951 pubblica il suo primo romanzo, La corsa a Fragalà, che gli costerà l’espulsione dall’Italia come “persona non grata”. In questo romanzo, infatti, Stryjkowski racconta la miseria e la rivolta della gente nel meridione in quegli anni. Tornato a Varsavia, pubblicherà ancora un libro sulla sua esperienza come giornalista nel sud dell’Italia (L’addio all’Italia). È del ‘56 la pubblicazione a Varsavia di un altro romanzo, Le voci nelle tenebre, scritto anni prima, a Mosca durante la guerra. Ormai Stryjkowski si dedica quasi esclusivamente all’attività letteraria. Dirige la sezione “prosa” del prestigioso mensile “Tworczosc” e pubblica vari romanzi e racconti: Il nome proprio (racconti), 1961; La rosa nera, 1962; Austeria, 1966; Sotto i salici… i nostri violini (racconti), 1974; Il sogno dì Azril, 1975; Il visitatore di Narbona, 1978; La grande paura, 1980.

Col passare degli anni si afferma come uno dei massimi scrittori polacchi e, soprattutto con la pubblicazione di Austeria, conosce un enorme successo di pubblico e viene tradotto in varie lingue. Il suo ultimo romanzo, La grande paura, non viene però pubblicato dalle case editrici ufficiali ma della NOWA, casa editrice vicina all’opposizione del KOR, perché critica aspramente l’azione dell’Armata Rossa in Polonia durante la seconda guerra mondiale.

Stryjkowski è deceduto a Varsavia nell’agosto 1996.



Autore:
Julian Stryjkowski
Traduttore:
Giorgio Origlia
Copertina:
Flessibile
Formato:
130 x 205 mm
Pubblicazione:
2023
quantità
1
prezzo totale